Come diventare speaker

Come diventare speaker

Articolo scritto da Corrado Niro, speaker professionista. Adattamento e formattazione di Lionspeech.

Come diventare speaker – L’articolo letto per te

Come diventare Speaker?

La voce è ovunque. Dalle pubblicità in radio o in tv, alle segreterie telefoniche, dagli audiolibri ai contenuti web, per non parlare del doppiaggio di Film o serie televisive.

In tutti questi contenuti la voce dello speaker è molto più che semplicemente suono: è un veicolo di emozioni. Ogni voce è infatti in grado di emozionarci, prima ancora di passarci un’informazione.  Ed è proprio il modo in cui viene trasmesso questo messaggio ad avere un valore ancor più rilevante del messaggio stesso.

Secondo studi di PNL (Programmazione Neuro Linguistica), le parole che vengono enunciate hanno un valore comunicativo  estremamente basso rispetto agli altri elementi, solo il 7%, mentre il paraverbale trasmette ben il 38% del messaggio. A poco servono quindi contenuti perfettamente studiati se poi il mezzo “vocale” di diffusione risulta inadeguato alla loro trasmissione. Questo è dimostrato anche dai numerosi speaker radiofonici che riescono a trasmettere emozioni, oltre che parole.

Cos’è dunque uno speaker?

Gli Speaker sono proprio quei professionisti che hanno svolto uno studio approfondito sulla propria voce e sulla pronuncia nella loro lingua, in modo da potere sfruttare al meglio lo strumento “voce” e veicolare correttamente messaggi di marketing, pubblicità, documentari, video aziendali e, entrando nell’ambito del doppiaggio, film e cortometraggi.

Una delle domande che spesso ci si pone prima di iniziare il percorso da speaker, è la seguente: “Tutti mi dicono che ho una bella voce, profonda, da Speaker.  Dovrei provarci?”

Va fatta un’importante premessa prima di cominciare: avere la “ bella voce” intesa semplicemente  come un bel timbro vocale, è un requisito favorevole ma non indispensabile  per esercitare correttamente il mestiere di speaker. E soprattutto più che “provarci”, è necessario “lavorarci”!

Le belle voci che ascoltiamo infatti , sono molto più che un bel timbro, sono frutto (citando Pino Insegno, famoso showman e ottimo doppiatore), di “belle intenzioni”, il che significa che la voce deve trasmettere effettivamente il messaggio che si desidera veicolare ed emozioni quali entusiasmo, tristezza, gioia, rabbia, professionalità.

Quali sono quindi le caratteristiche principali di uno speaker?

Come citato poc’anzi, la bella voce non è solo timbro, ma un mix di competenze e conoscenze ed esperienze che il suo “involucro” (lo Speaker) ha costruito ed accumulato nel tempo, e che deve possedere per trasmettere con efficacia le emozioni suddette.

Tutti possono avvicinarsi a questo fantastico percorso, nel quale, come in moltissime cose della vita, più che la predisposizione paga infine la costanza, lo studio e il coraggio. Bisogna solo sapersi come e verso dove muoversi per rimanere sul sentiero e non uscire fuori strada.

Ma, da dove cominciare allora? Vediamo insieme i 3 punti principali da considerare per intraprendere questa strada che ha come meta lo Speakeraggio Professionale, che tu voglia diventare speaker radiofonico, pubblicitario o di altro genere. Prendiamo ad esempio la voce di uno Spot pubblicitario.

Punto 1: dizione e corretta pronuncia delle parole

Innanzitutto una voce bella è una voce libera da cadenze o inflessioni dialettali, dove le parole vengono pronunziate correttamente in italiano e soprattutto chiaramente, scandendo alla perfezione ogni singola lettera e facendo in modo che la parola nasca intera e senza deformazioni.

Fin qui tutta tecnica. Si parta dunque con corsi di Dizione intesa non solo come la mera pronuncia delle parole, oggetto dell’ortoepia,  ma l’insieme dei meccanismi della fonetica articolatoria e in generale la fisiologia della produzione del linguaggio orale. Come nasce la voce? Quali porzioni del nostro corpo contribuiscono a generarla? E in che modo?

L’ortoepia è invece quella sineddoche (intesa spesso come la dizione tutta, mentre ne è solo una parte) che si occupa della corretta pronuncia delle parole. Vocali aperte, chiuse, suoni dolci o aspri: ci sono regole precise per conoscere il modo corretto per pronunciare una parola, con le dovute eccezioni. Regole che possono e devono essere studiate.

Considero queste conoscenze teoriche iniziali molto importanti per una comprensione piena dell’argomento, e un ottimo modo per cominciare, passando gradualmente come si suol dire, dalla teoria alla pratica. Una buona teoria senza un’applicazione pratica (e viceversa) rappresenta uno spreco di tempo e di energie non indifferente.  E la pratica più efficace per consolidare queste conoscenze, oltre ad esercizi di articolazione (come ad esempio gli scioglilingua) o collegati più strettamente alle regole dell’ortoepia (ad es. le pronunce corrette di vocali aperte o chiuse), è semplicemente parlare.

Anche leggere a voce alta è ottimo, ma trovo che parlare e avere la forza di applicare al parlato quello che si è imparato in precedenza sia il metodo che dà i migliori risultati. La compagnia fa tanto. Attività in gruppo o con un amico sinergizzano incredibilmente il risultato di entrambi.
Una pratica relativamente semplice nella sua complessità, ma che richiede molto tempo e applicazione per essere marchiata a fuoco  “in gola”.

Simple to learn, hard to master.

Il grande vantaggio è che una volta guadagnata sicurezza al riguardo, il lavoro è già fatto al 50%.
La dizione è lo zoccolo duro, la base solida sulla quale iniziare a costruire la propria identità e individualità vocale. Una voce unica e carica di emozione.

Punto 2: teatralità ed espressività

Sebbene nell’ambito dello Speakeraggio un’esperienza teatrale sia facoltativa per un corretto svolgimento della professione, penso che sia una piccola scorciatoia per permetterci di maturare più in fretta tutto un ambito di sicurezza interiore e di gestione delle emozioni che altrimenti rischierebbero di rimanere inesplorati per anni.

Il teatro e la recitazione ci offrono strumenti straordinari per arricchire la nostra voce di emozioni che in realtà fanno già parte di noi. Il teatro ci aiuta a tirarle fuori.

Diverso è il discorso per il Doppiaggio, mestiere di specializzazione dell’Attore, dove la recitazione e il teatro hanno un ruolo centrale e fondamentale per esercitare la professione.

Finora quindi abbiamo detto Dizione e Recitazione. Vediamo infine l’ultimo punto, fondamentale al pari degli altri due.

Punto 3: gestione del respiro

Terzo e ultimo (ma non per importanza) campo da esplorare per avere ulteriore controllo sullo strumento vocale, è la gestione del respiro, dell’aria in ingresso e in uscita, e del diaframma.

Metto per ultimo questo elemento perché a discapito di come si senta in giro al riguardo della sua semplicità, penso sia l’aspetto tecnico più difficile da imparare BENE, e del quale molti anche tra i professionisti, non ne hanno un controllo pieno.

Ottimo per questo campo è ovviamente lo studio del canto, ma tutto fa brodo:  vocal coaching, tecniche di respirazione, training vocali e persino meditazione. Il tutto, ovviamente, supportato da molta pratica.

Sapere come respirare è la chiave per dosare correttamente il fiato in base alle esigenze, e poter dunque affrontare certe “maratone vocali” senza particolari difficoltà.

E con questi 3 elementi, Dizione, Recitazione e Respiro, si chiude il nucleo delle conoscenze necessarie per uno Speaker.  Da qui in poi, il resto è tutta gavetta e perfezionamenti a piacere.

Gli strumenti tecnici dello speaker

Consiglio inoltre l’acquisto di un buon microfono e, nell’insieme, di una buona strumentazione audio, per potersi registrare in buona qualità da casa e sperimentare ed esplorare i vari stili vocali in proprio possesso. Osare e giocare con la voce è l’esercizio migliore che si possa fare.

Ovviamente per poter iniziare a lavorare come Speaker, magari Freelance, le cose da sapere non finiscono qui! Bisogna capire come utilizzare al meglio la suddetta strumentazione e imparare l’utilizzo di un Software di registrazione che meglio si adegui alle nostre esigenze. Imparare a pulire un audio da quelle fisiologiche “sbavature” che possono venire a crearsi in fase di registrazione ed eventualmente a “modificarlo” abbellendo la voce con uso di strumenti come equalizzatori, compressori e limiter.

Come diventare speaker – L’articolo letto per te

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